Haters gonna hate: Kierkegaard la sapeva lunga

Oggi vi voglio parlare di un argomento che ultimamente mi sta particolarmente a cuore: gli haters. Il concetto di hater non è mai applicabile a se stessi. Gli hater, i troll, i commentatori acidi sono sempre gli altri. Poi arriva un bel giorno e ti ritrovi all’improvviso a diventare uno di loro. Quando è successo?

98c4f837b82be4b1b5d0c87e78453878_image-44778-haters-gonna-haters-gonna-hate-memes_600-338

Questo è un argomento che tradisce la mia vecchiaia, dato che il concetto di hater lo studio personalmente da vent’anni, praticamente da quando ho cominciato a navigare nel web. La mia vecchiaia si traduce anche nella mia acuta nostalgia di Splinder, quindi mi limiterò a considerare un esempio risalente a quei tempi. All’epoca (più meno intorno al Pleistocene, mentre vagavo tra dinoteri, stegodonti e mammut lanosi), avevo un blog, ormai da anni defunto, curato in coppia con una mia amica. Niente di particolarmente raffinato. Era un posticino virtuale dove caricare la foto dell’ultima ricetta sperimentata o dell’ultimo raid di shopping sfrenato. Colorato, gioioso, anche ingenuo, un blog senza pretese e molto amatoriale, nulla di simile ai fashion blog di adesso da milioni di visite. Eppure il personaggio era sempre lì, la sua presenza non mancava mai. Per ogni post pubblicato, eccolo in tutto il suo splendore: il commento dell’hater, sempre lo stesso, sempre anonimo.

“Spero che quel pasticcio di fragole sia più buono di quanto sembra perché la foto fa abbastanza schifo.”
“Quella maglietta che hai comprato ha una fantasia abbastanza imbarazzante.”
“Certo che ne avete di tempo libero per postare queste cavolate.”

Io in genere leggevo i suoi commenti con questa espressione qui ⬇, poi andavo a farmi un panino o mi mettevo a leggere un libro. Ovvero, continuavo la mia vita.

8fc3162d32c7e051f086e0b5b18c443365deb6892f3fe5bc6f2677bba3447afd

Verrebbe da pensare che il fenomeno degli haters sia qualcosa di recente e che si sia scatenato con l’avvento della rete. Uno potrebbe convincersi che un tizio nato nel 1813 non possa insegnarti nulla al riguardo. E invece no. Io per esempio ho scoperto che quel mattacchione di Kierkegaard la sapeva lunga, e non te la mandava a dire. Søren, uno di noi.

FB_IMG_1473960604751In un brano tratto dal suo The Diary Of Søren Kierkegaard, il filosofo danese, che all’epoca aveva 34 anni – in pratica un bacucco per l’epoca – scrive un passaggio che mi fatto sghignazzare di gusto. Qui direbbero “giggling” – Google Translate me lo riporta come “laugh lightly in a nervous, affected, or silly manner” – e direi che può andare. Racconta un aneddoto della sua vita, lasciando infine una sua riflessione antelitteram sull’hater:

“Showing that they don’t care about me, or caring that I should know they don’t care about me, still denotes dependence.”

Søren, mi avevi provocato un po’ di orchite durante l’ultimo anno di liceo e invece adesso mi stai di molto simpatico. Søren, batti il cinque. Il danese prosegue nel raccontare il suo aneddoto. Si imbatte in un gruppo di giovinastri che lo deridono (vorrei sapere per cosa, la curiosità mi attanaglia), si accorge che stanno fumando dei sigari, si ferma per chiedere a uno di loro di accendere. Ecco che la loro attitudine cambia, quell’invito viene considerato come una “invitation for participation in greatness”.

“If he can’t be admitted as a participant in my greatness, at least he will laugh at me. But as soon as he becomes a participant, as it were, he brags about my greatness.” Forse gli haters rosicano perché situano l’oggetto del loro odio in un luogo a loro inaccessibile? Forse no, ma sono decisamente loro stessi a mettere il soggetto odiato su quel famoso piedistallo.

Soren spiega appunto più in là: “Showing that they don’t care about me, or caring that I should know they don’t care about me, still denotes dependence… They show me respect precisely by showing me that they don’t respect me.”

Una frase da stampare su una maglietta. Non ti piace quello che scrive ma sei sempre lì a leggere quello che posta. Non ti piacciono e0a58b7890fd09958eeb3bbbcf582deale foto che scatta ma sei sempre lì a guardarle. Non ti piaccio ma continui a seguirmi per criticarmi. Mi stai dando importanza, mi stai dando la tua considerazione. Il mio amico Kermit qui presente ➨ la sa lunga. 

Qual è il senso del perdere ore della tua preziosa vita seguendo gente che non ti ispira? Il succo è questo: TU segui questa persona, non il contrario. TU le stai dando importanza, non il contrario. Fatevene una ragione, siete vostro malgrado dei followers.

Se Kierkegaard vi sembra un po’ troppo pesante c’è un video di Vi Hart, matematica, disegnatrice e youtuber, che spiega in maniera arguta come rispondere ai commenti noiosi sul web. Dura dieci minuti ma li vale tutti. Fatevi un favore e guardatelo. E poi smettetela di seguire chi non vi garba, che la vita è breve.


2 thoughts on “Haters gonna hate: Kierkegaard la sapeva lunga

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...