Il blog della Cinzietta – The Boston Chronicles

Cervello in fuga da qualche parte nel New England

Trovare il tempo per scrivere. Ovvero, quel burlone del mio netbook.

Ah, se sapeste da dove sto scrivendo in questo momento. Vi do un indizio: c’è molta acqua tutto intorno a me, dei tizi in bermuda si stanno scannando per decidere chi debba uscire con la barchetta più grossa, mi arrivano degli spruzzi d’acqua non so più se dall’alto o da destra, e ringrazio la mia sagacia di avermi fatto infilare in borsa questo maglioncino che avrà visto pure tempi migliori, ma che in questo preciso momento ha un suo gran perché.

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“Sono in un posto che due anni fa avrei solo sognato, ma che adesso è entrato a far parte della mia quotidianità.” Prima stesura di una frase troppo sdolcinata, la riscrivo. Sto ticchettando dal dock di un boating center, quello dove ci siamo tesserati qualche mese fa. Sto scrivendo da un tavolo di legno blu sul quale qualcuno dall’animo tenero e dal temperino affilato ha intarsiato un cuoricino, sto scrivendo da una panca troppo dura, sto scrivendo pensando alla pizza margherita che mi aspetta tra qualche ora dalle parti del North End, il quartiere italiano.

Il Dart si sta esercitando per il suo agognato Green (che sarebbe la licenza per diventare Capitano di Lungo Corso Abilitato all’Arrembaggio), e io ho pensato bene di accompagnarlo portandomi il mio fido netbook bianco sottobraccio. Il quale, poverino, sarà anche fido, ma è molto trascurato. Riaprendolo dopo mesi di inattività mi ha mostrato una serie di file di Word smozzicati, testi iniziati e mai finiti, foto del 2012 di cui avevo iniziato una timida post-produzione, password ricopiate e nomi di persone e appunti di cui non ricordo più nulla. Un paesaggio desolante, ammetto. Cinque minuti per ricordarmi la password, venti minuti per ripulire il desktop, venti minuti per cancellare ogni tentazione di oblio da web.

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Sì, il desktop. Sono la maga delle cartelle inesistenti, degli archivi fantasma. A cosa servono i folder divisi per data e argomento quando puoi scaricare, salvare, spostare tutto quello che ti capita tra le dita sul desktop, così, senza una minima parvenza di qualsivoglia logica?

Sì, cancellare il web. Perché come dice lei e soprattutto lui, se vuoi scrivere c’è solo una cosa da fare: scrivere. E quindi ho seguito il consiglio del barbetta, da me tanto odiato dopo la penultima puntata di GOT (niente spoiler, per carità, vi dico solo che quella sotto sarei io).

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Cinzietta ha adesso in dotazione due potenti mezzi di alta tecnologia. Un portatile superdotato, che si accende con lettura dell’impronta digitale (ellapeppa!) e fornito di ogni forma di maledetto social network e collegamento infernale, inclusa la Gmail con la perenne scritta 80 Inbox in neretto (ma non entusiasmiamoci, sono solo promozioni di Victoria Secrets e coupons vari), e  un mini netbook timido, riservato, che funge o vorrebbe fungere da Olivetti Lettera 32, nelle migliori intenzioni della proprietaria qui scrivente. Bianco, leggero, sottile, etereo e, passaggio fondamentale, assolutamente privo di collegamento internet. Roba da far tremare i polsi.

La diagnosi definitiva me l’ha spadellata due giorni fa l’uomo più grumpy del mondo, ovvero l’ingegner consorte, che dopo avermi osservato sornione per settimane senza proferire verbo ha esclamato con veemenza tutta pugliese le seguenti parole:

“Perché te lo dico io cosa succede, te lo dico io. Arrivi a casa carica di idee, dici adesso scrivo un post su quella cosa buffa che ci è successa stamattina, adesso scarico le foto che ho fatto ai manatee in Florida, adesso finisco quell’articolo che ho in ballo da 1820. Poi ti siedi sul divano, prendi il Galaxy, e sprofondi nel Faccialibro o nell’Instacoso. E ti freghi la serata. E basta gattini!” Posso mica dargli torto? No. Praticamente una sentenza.

Che poi sarà anche una buona decisione, quella di usare il netbook, almeno ha la tastiera italiana e mi scrive gli accenti giusti. Mi sono un po’ rotta di scrivere e’ con l’apostrofo e altre amenità del genere. Almeno mi farà sembrare meno analfabeta, meno di quanto puoi diventare dopo due anni di conversazione forzata in anglo-italo-americano.

Se non riesco nemmeno così a mantenere il culo sulla sedia e scrivere non so più cosa fare. Da circa 18 minuti e 30 secondi però devo dire che sta funzionando.

Però è meglio se chiudo tutto perché ho appena capito che l’acqua sta in effetti arrivando dall’alto e il tizio qui accanto mi ha appena chiamato “madam” e devo assestargli un calcione di quelli potenti. Madam a chi, perbacco? Non vedi che oggi indosso le ballerine blu col fiocchetto? Questi marinai…

P.S.: Il mio fido netbook è un gran burlone.

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12 commenti su “Trovare il tempo per scrivere. Ovvero, quel burlone del mio netbook.

  1. trentazero
    10 agosto 2014

    Piu’ che burlone e’ un cattivone.

  2. ellie
    11 giugno 2014

    Al giorno d’oggi abbiamo troppe distrazioni! Stiamo diventando schiavi degli smartphones e dell’internet in generale.. Fa bene riuscire di tanto in tanto a spegnere tutto e dedicarsi ad una sola cosa🙂

    • lacinzietta
      11 giugno 2014

      Spero nel mio fido netbook senza internet🙂

      • ellie
        11 giugno 2014

        😀 Io voglio cominciare a prendere l’abitudine di scrivere quando non ho la connessione… Altrimenti mi distraggo troppo! Magari nei prossimi giorni prendo il portatile e me ne vado al fiume a scrivere i lavori per l’università…🙂

        • lacinzietta
          11 giugno 2014

          Ottima idea! Scrivere davanti a una distesa d’acqua è fonte di ispirazione🙂

  3. federico97
    10 giugno 2014

    Ehiiii…so perfettamente dov’eri seduta… Abito quasi li’ davanti!!

  4. Sabrina Miso
    10 giugno 2014

    vabbè ma che invidia questo tuo nuovo hobby!😛

    Ci vuole tempo e pazienza per scrivere (qualsiasi cosa, da un libro a un blog), lo so bene, ma alla fine ti ripaga il lavoro che hai prodotto, no?
    Anche avere un archivio di foto ordinato!

    Tra l’altro sto sviluppando una specie di ossessione per l’archiviazione (di tutto, foto e pezzi scritti), perché vedo il web sempre più come una bolla di sapone e ho paura che qualcosa vada cancellato, perso, semplicemente dimenticato nella rete (specialmente nei social)…. riprenderò anche a stampare foto, pensa te!

    • lacinzietta
      10 giugno 2014

      Ciao cara🙂 Più che un hobby mio e’ suo, e’ lui che ha cominciato a fare sailing seriamente e a prendere le licenze e mi ha trascinato con se’, io gli faccio da mozzo e lentamente gli vado dietro con i corsi più semplici, per esempio ho passato da poco il test di rigging (che sarebbe come montare le vele e tutto il resto sulla barca). Ma abbiamo due visioni diverse, lui vuole fare cruising e racing, io vorrei soltanto riuscire a portare le barchette più leggere senza ribaltarmi e imparare tutto sui venti, i nodi eccetera🙂
      La cosa buffa e’ che venendo da una città di mare volevamo farlo da sempre ma solo qui a Boston abbiamo finalmente avuto la possibilità, che strana la vita.

      Sono mesi che vorrei finalmente trovare un modo di archiviare tutto. Ho foto di anni fa perse nei vari folder, se ci penso mi viene l’angoscia. Fai benissimo a farlo!

  5. pani
    10 giugno 2014

    🙂
    Butta in acqua lo smartphone e continua così.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2014 da in Boston Chronicles, Life, Pensieri sparsi, Snoopy Chronicles.

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Il cioccolato non fa domande. Il cioccolato ti capisce. Il cioccolato è tuo amico. Quando ti trovi di fronte a dei delfini disegnati su un muro azzurro, fermati e scatta, anche se ti si stanno ghiacciando le mani dal freddo. #portland A Portland ci ero già stata qualche anno fa e mi era già piaciuta tanto. Stavolta ci siamo tornati in tre, e l'ho trovata ancora piú bella, chissà perché. Felicità è trovare bacon strips e disegnini a colazione. It's Snowvember, baby. Ricomincia la stagione dei tetti bianchi e delle foto fatte dal balcone, in pigiama e coi piedi ghiacciati. Non so bene quando riuscirò a riprendere quell'aereo, ma mia speranza è che non passi molto tempo. Io attendo sempre l'invenzione del teletrasporto. Barchette all'orizzonte. Sono tornata in Italia dopo 5 anni di vita americana, ci sono rimasta 2 settimane, ho fatto solo un decimo di quello che volevo fare e adesso non mi rimane che riguardarmi le foto aspettando che arrivi l'occasione per il prossimo viaggio 💜 La felicità puó consistere anche in una semplice fetta di focaccia con soppressata e funghi mangiata in macchina e in buona compagnia. Puglia, mi manchi assai. Io e le palle di cannone del Castello Aragonese. Perché erano anni che volevo fare questa foto. Io ancora mi chiedo da quale pianeta arrivi. Perché tu sei troppo, troppo di tutto. Un giorno me lo dirai, con parole tue. Mi guarderai, e ci capiremo. Barchette blu che mi ritornano in sogno mentre sono a chilometri di distanza da quel mare antico.

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