Il blog della Cinzietta – The Boston Chronicles

Cervello in fuga da qualche parte nel New England

11 abitudini degli americani a tavola che mi fanno impazzire

Questa è la terza volta che cerco di portare a termine questo post. La prima volta mi sono appuntata una bozza su WordPress: draft sparito non so come e perché. Praticamente un X-File. La seconda volta ho preso degli appunti sullo smartphone: appunti spariti aggiornando una app. Se pure stavolta non riesco ad andare fino in fondo lo prenderò come un segno del destino e mi metterò l’anima in pace. Ridevo mentre lo scrivevo, rido ancora adesso mentre lo edito. Vediamo cosa ho scoperto sugli americani a tavola in questi ultimi 19 mesi.

1. Tutto può trasformarsi in una casserole. A loro piacciono quelli che io chiamo “gli impasti”. Perché preparasi un piatto in modo ragionato e seguendo delle fasi precise come nelle cucine di tutto il mondo quando si possono mettere tutti gli ingredienti assieme, mescolarli in allegria e sbatterli in forno? Io la trovo un’idea tendente al geniale. Esistono spaghetti casserole, pepperoni pizza casserole, chicken cordon blue casserole. Persino l’hamburger casserole! Sono mesi che mi frulla in testa di provarla ma mi manca il coraggio. La casserole può anche trasformarsi in pensiero gentile, in sentito dono. Hai appena cambiato casa e mi inviti a vederla? Ti porto una casserole di pasta al forno. Torni dall’ospedale dopo una malattia? Ti porto una casserole di carne e patate. La casserole come simbolo di amicizia. Anche questa è civiltá. Provate a digitare “casserole” in Pinterest e il sito esploderà.

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In genere alla casserole americana rispondo con la mia lasagna italiana fatta in casa. Il risultato e’ sempre 0-1 per me.

2. Sulla pizza ci mettono di tutto. L’ananas oramai non è più un ingrediente sorprendente, temo che la pizza “hawaiana” sia arrivata anche in Italia da tempo. Ma vogliamo parlare della pizza al pollo? Gli americani il pollo lo mettono dappertutto, ci manca poco che lo zuppino nel caffè. Una volta ho evitato per un soffio una pizza con cipolla e mostarda. In un ristorante di Boston, con mio enorme stupore, ho scoperto una pizza coi tortellini. Sebbene io abbia una stomaco di amianto (Brunhilde e FisicoQualunque lo sanno bene!) non ho avuto cuore di provarla, ma ho promesso a Carolina che la testerò con tanto di documentazione fotografica.

Ananas, goat cheese, ham. Quella sera mi sono proprio superata. Ed era pure buona.

3. Si rifiutano di ingollare porzioni che non siano enormi. Se siete stati negli USA anche solo per turismo ve ne sarete accorti. Me lo aspettavo pure io, ma devo dire che talvolta esagerano. Come quando ordini un milkshake e ti arriva non un bicchiere, non una coppa, ma un secchiello.

Fetta di torta al cioccolato affetta da gigantismo

Fetta di torta al cioccolato affetta da gigantismo. Questa era di CheeseCake Factory.

4. Le dimensioni dei cibi sono un argomento a parte. Non parliamo dei petti di pollo che sono in poche parole ipertrofici, polli culturisti (io li chiamo “polli Conan”). Evitiamo di nominare i biscotti, perché qui “size does matter”. Ci sono anche dei lati positivi, nei quali io mi crogiolo. Se da Cheese Cake Factory ordino una pasta Chicken Alfredo sono a posto per due giorni, se prendo un waffle avrò la merenda pronta anche per il giorno dopo. Perché il bello degli americani è che ti danno la doggie bag. Io adoro le doggie bag. In Italia se provi a dire al cameriere che vuoi portarti a casa gli spaghetti rimasti nel piatto ti guarderà come un povero barbone. Qui la bustina te la preparano subito, senza nemmeno chiedere, rapidi e discreti.

A San Valentino in ufficio giravano questi splendidi biscottoni

A San Valentino in ufficio giravano questi splendidi biscottoni.

5. Non conoscono l’acqua a temperatura ambiente. Chiedere una bottiglietta di acqua non di frigo equivale a saltare sul bancone strappandosi le vesti di dosso, otterrete le medesime reazioni. Se riuscite a pronunciare le parole “NO ICE, PLEASE” prima che al ristorante vi portino il classico bicchierone di acqua con due chili di ghiaccio dentro vincete un premio. In genere consiste nel non farsi bloccare la digestione.

6. Amano la pasta col formaggino, quella che io mangiavo a cinque anni. Solo che per fare i fighi la chiamano Mac’n’Cheese. Una botta di trigliceridi che levati. È uno dei piatti che entra a pieno merito nell’ambito di quello che viene chiamato “comfort food”: cibo nutriente, saporito, facile da preparare, che scalda il cuore e riempie lo stomaco. Io li amo. Gli americani, dico.

7. Sono pratici, svelti, vanno subito al dunque. Che bisogno c’è di avere un piatto per il primo, uno per il secondo e uno per la frutta o il dessert? Molto più comodo mettere tutto in un piatto solo, tanto poi tutto andrà a finire nello stomaco. Dopo aver assistito a questa abitudine durante le mie prime pause pranzo in ufficio, ho provato a fare lo stesso per evitare di fare la parte della solita italiana sofisticata. Ho rischiato di intingere le fragole nel sugo alla marinara, e ho desistito.

8. Gli americani, dicevo, sono pratici, svelti, non amano cincischiare su faccende inutili. Se si portano da casa dei fagioli in scatola per il pranzo non si mettono mica a perdere tempo con pentolini e condimenti. No! Aprono la scatola, la versano in una ciotola, la scaldano al microonde e via mangiare. Scolare almeno l’acquetta della confezione? Non diciamo eresie. La mia pretesa di condire le lenticchie lesse con olio, soffrittino e pomodoro è soltanto una mania anacronistica alla quale dovrò rinunciare. Ma anche no.

9. Inzuppano il sandwich nella zuppa, e con gusto. La prima volta che ho assistito a questa scena ero a pranzo con un collega e l’ho visto con i miei occhi intingere un panino al tonno dentro una ciotola di clam chowder per poi esclamare estasiato “Yummy!”. Da li’ ho capito che non mi sarei più stupita di nulla e che avevo trovato i miei amici per la pelle.

Fate largo alla fragola gigante

Fate largo alla temibile fragola gigante!

10. Tutto deve essere customizzabile, anche il cibo ordinato fuori casa, preferibilmente con una scelta infinita di svariati ingredienti da aggiungere o meno. Ricordo ancora con terrore il mio primo hamburger ordinato presso uno degli stand del food court al Prudential Center. Ero stanca, affamata, tutto quello che volevo era un panino con un po’ di carne e magari una foglia di insalata e una spalmata di maionese. Mi sono trovata davanti un bancone con, in ordine alfabetico: avocado, bacon, cheddar, cetrioli, cipolla, funghi, olive, pomodori freschi, pomodori secchi, patatine fritte, peperoncini jalapeño, prosciutto, provolone. Per non parlare delle varie salse: maionese, ketchup, tabasco, barbeque sauce, mostarda, senape. Alla domanda “Con cosa te lo preparo?” sono andata nel pallone. Ho risposto “Decidi tu”. Ma dopo aver subíto tutto il peso del suo sguardo basito ho cominciato a indicare ingredienti a caso pigiando il dito destro sul vetro del bancone. Non ho mai saputo cosa ci fosse dentro, ma lo ricordo ancora come uno dei migliori burger mai assaggiati in vita mia. Nell’ambito della citata customizzabilita’ ci metto anche il burger bunless (cioè il burger senza pane, ti servono solo gli ingredienti) o la burger salad (ti servono gli ingredienti su due foglie di insalata, giusto per far finta di mangiare sano e prendersi per il culo da soli).

Esempio di blueberry pancake grosso quanto la mia testa

Esempio di blueberry pancake grosso quanto la mia testa.

11. Sono ossessionati dal formaggio. Lo infilano in ogni dove, ci ricoprono ogni superficie. Finché si parla di patatine fritte, ci posso pure stare. Ordini una porzione di Bacon Cheese Fries da Johnny Rockets e puoi dormire tutto il pomeriggio come un angioletto narcotizzato, raggiungendo finalmente la tua pace interiore.

Lo chiamano "comfort food", un motivo ci sara'.

Lo chiamano “comfort food”, un motivo ci sara’

Ma quando hanno cercato di avvicinarsi al mio piatto di spaghetti con le cozze con la grattugia in mano ho vivamente protestato. La seconda volta, nello stesso locale, non ho avuto lo stesso successo.

Mi sono distratta un attimo e avevo già una bella spolverata di formaggio sui miei lobster ravioli

Mi sono distratta un attimo e avevo già una bella spolverata di formaggio sui miei lobster ravioli.

L’ Ingegner Dart dice sempre che io sono americana dentro, e non da ieri, da sempre. Dice che condivido con loro una totale spensieratezza in fatto di cibo e uno stomaco spericolato. Amo gli impasti, gli intrugli, non ho paura di assaggiare sapori nuovi, mangerei pizza a pranzo e a cena (volendo pure a colazione), non disdegno la pasta riscaldata del giorno prima, adoro sciogliere il formaggino nella pastina. Forse ha ragione, del resto stando assieme da cosi tanto tempo qualcosa di me l’avrà pure capita. Pero vi dico solo una cosa: ho un’apertura mentale di tutto rispetto, ma se comincio a inzuppare la frutta nella zuppa siete autorizzati a insultarmi pesantemente.

P.S. tutte le foto sono state tratte dal mio profilo Instagram 🙂

20 commenti su “11 abitudini degli americani a tavola che mi fanno impazzire

  1. bonjourchiara
    11 gennaio 2015

    La pizza all’ananas è ormai cosi famosa che praticamente la trovo anche nei menù in italia come pizza Hawaii!!
    http://www.bonjourchiara.com
    Bonjourchiara Facebook Page

  2. trentazero
    23 febbraio 2014

    Io magnerei solo americano, eheh!

  3. Bibi
    18 febbraio 2014

    Ma le analisi del sangue per favore le hai fatte?
    Ti troveranno formaggino sciolto nelle vene, vedrai.

    • lacinzietta
      18 febbraio 2014

      LOL ma mica mangio sempre questa roba eh. A me sono i pranzi di lavoro quelli che mi rovinano! Comunque per le analisi tutto a posto, grazie😉

  4. Al piatto unico sono già abituato pure io in Cruccolandia :))) Però sono un caso di pigrizia a parte😀

    Prima o poi nel futuro dovremo organizzare una cena da stomaci di amianto e far svenire @Brunhildeswelt😀

    • lacinzietta
      18 febbraio 2014

      Beh se passate da queste parti…

      • vesinstyle
        11 aprile 2014

        Anche io abito in Germania, e qua invece tutto può essere trasformato in lasagna… ho visto “lasagne” che voi umani non potete immaginare!😀

  5. Wonderchiari
    17 febbraio 2014

    Sono adorabili. Adorabili.

  6. Carolina G.
    17 febbraio 2014

    Ragazze io e Marito siamo dei fans del “piatto all’americana” che consiste nello sbattere insieme in un mega piatto primo, secondo e contorno (possibilmente avanzi) e mangiare tutto allegramente.
    E poi… ehm… i fagioli a volte li apro e li lancio nel microonde pure così, con nonchalance! Però innoridisco per il formaggio ovunque! *__* Ma solo perchè sono formaggiofobica mi sa!

    Quando la doggie bag arriverà da noi mi potrò dire pienamente soddisfatta!

    Cinzietta, sento che mi darai delle splendide soddisfazioni: io credo in te!

    • lacinzietta
      17 febbraio 2014

      Ahah spero di essere all’altezza delle tue aspettative!😀 Spero che il tono ironico si sia colto, non mi sento di criticarli perché mi stanno troppo simpatici😀 Nell’ultimo paragrafo lo spiego bene. A volte mi sento po’ americana dentro e alcune di queste cose le faccio pure io. Non diciamolo in giro pero’ eh😛

      • Carolina G.
        18 febbraio 2014

        Certo che si è colto! *______*
        Pensa che io invece ad Amsterdam sono rimasta un pò così perchè non usavano le tovagliette, manco quelle usa e getta e nemmeno nei ristoranti comunque caretti. Addirittura una sera in hotel ci hanno portato una pizza senza posate e senza tovaglioli! Hahahahaha!
        Ma il peggio è stato scoprire che in nord Europa lavano le stoviglie in una tinozza di acqua saponata e poi non risciacquano. O___o

        Comunque le usante alimentari ammerigane non si discutono e tu sei una prode volontaria pronta ad offrire le papille gustative come tributo!❤

  7. Brunhilde
    17 febbraio 2014

    … Se nemmeno stavolta riesco a commentare, vuol dire che qualche gourmet ortodosso ha fatto una macumba al tuo blog. Non ci sono altre spiegazioni.
    Sul punto 7 sono particolarmente rigida. Io non mangio come i maiali, tutto insieme, e nemmeno Siegmund lo farà (nonostante il padre cerchi d’influenzarlo). No. Prima la pasta, poi si cambia piatto e si passa al contorno. E via di seguito. Non passa lo straniero.
    Inoltre, e questo forse non lo sapevi di me, a leggere con quanta disinvoltura gli americani sprechino risorse (acqua, cibo, energia), fa ribollire la mia coscienza ambientalista più recondita (perché io, tra le svariate mie attività, ho lavorato pure un anno con una ONG che si occupa di clima e sostenibilità): a loro servirebbero davvero altri cinque pianeti per mantenere intatto questo stile di vita esagerato. Anche no, insomma. Speriamo che se ne rendano conto, anche alla svelta, ecco.

    • lacinzietta
      17 febbraio 2014

      Fermi tutti, chi è che impedisce a Brunhilde di commentare sul mio blog? Anatema! Anche io faccio cosi’, non riesco ancora ad abituarmi al piatto unico, ma almeno non li guardo più con la faccetta schifiltosa😀

  8. holgamydear
    17 febbraio 2014

    Alcune cose le fanno anche qui a Berlino, specie i piatti unici. Secondo me è un tipo di pensiero “economico”: perchè sporcare piatti, piattini, ciotoline con contorni, zuppe e dessert? Basta un piatto!😀
    Per le porzioni giganti, vorrei portare alla tua conoscenza gli schnitzel che servono a Vienna, ribattezzate da un mio amico “orecchie di elefante fritte” per la grandezza e perché arrivano sempre in coppia.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2014 da in Boston Chronicles, Food, Life.

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Il cioccolato non fa domande. Il cioccolato ti capisce. Il cioccolato è tuo amico. Quando ti trovi di fronte a dei delfini disegnati su un muro azzurro, fermati e scatta, anche se ti si stanno ghiacciando le mani dal freddo. #portland A Portland ci ero già stata qualche anno fa e mi era già piaciuta tanto. Stavolta ci siamo tornati in tre, e l'ho trovata ancora piú bella, chissà perché. Felicità è trovare bacon strips e disegnini a colazione. It's Snowvember, baby. Ricomincia la stagione dei tetti bianchi e delle foto fatte dal balcone, in pigiama e coi piedi ghiacciati. Non so bene quando riuscirò a riprendere quell'aereo, ma mia speranza è che non passi molto tempo. Io attendo sempre l'invenzione del teletrasporto. Barchette all'orizzonte. Sono tornata in Italia dopo 5 anni di vita americana, ci sono rimasta 2 settimane, ho fatto solo un decimo di quello che volevo fare e adesso non mi rimane che riguardarmi le foto aspettando che arrivi l'occasione per il prossimo viaggio 💜 La felicità puó consistere anche in una semplice fetta di focaccia con soppressata e funghi mangiata in macchina e in buona compagnia. Puglia, mi manchi assai. Io e le palle di cannone del Castello Aragonese. Perché erano anni che volevo fare questa foto. Io ancora mi chiedo da quale pianeta arrivi. Perché tu sei troppo, troppo di tutto. Un giorno me lo dirai, con parole tue. Mi guarderai, e ci capiremo. Barchette blu che mi ritornano in sogno mentre sono a chilometri di distanza da quel mare antico.

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