La notizia della settimana è che circa 3 giorni fa ho finalmente svuotato l’ultimo degli scatoloni del nostro trasloco. E si parla della bellezza di 45 scatoloni, signore e signori: 45, dico 45 scatoloni che si sono fatti la bellezza di 6.500 chilometri via aerea, arrivando a destinazione nel giro di una settimana. Non voglio sconvolgervi elencandovi tutte le scartoffie che abbiamo dovuto compilare per poterli sdoganare. Vi basti sapere che a un certo punto mi hanno chiesto di elencare esattamente:

  • Quanti indumenti di lana e quanti di cotone avevo inserito negli scatoloni dedicati all’abbigliamento. Ovviamente era richiesto il numero preciso degli stessi;
  • Di che marca era ogni singolo apparecchio elettronico. Si richiedeva, pena lo smaltimento degli stessi, anche l’ indirizzo del costruttore;
  • Se gli occhiali da sole contenuti in una delle scatole erano veramente infrangibili; si richiedeva di effettuare apposito test;
  • La quantità precisa al millilitro di ogni flacone contenente profumi o qualsivoglia prodotto per la cura del corpo, onde calcolarne la possibile infiammabilità;

Ora voi penserete  che io vi stia prendendo per i fondelli. E invece no! Il Dart, pover’uomo, che di sua sponte si è accollato l’onere/onore di compilare quei chili di carta, avrebbe dei gustosi aneddoti da raccontare. Ma non lo farà, per mia fortuna. Ho ancora davanti agli occhi delle tenere immagini di lui, impavido ingegnere, mentre compila fogli di Excel grandi come lenzuoli e con infinite colonne di indumenti sfiorando la crisi di nervi (“Ti avevo detto che le maglie di lana nello scatolone n. 35 erano sette, perché hai scritto sei? Vuoi che me le buttino in mare, eh?? E gli asciugamani azzurri erano di cotoneeee?? “), o cercare in Internet l’indirizzo del proprietario della Nikon, mentre io cercavo di indovinare a memoria l’esatta quantità di smalto all’interno di ogni boccetta. Taccio per pudore sul test dedicato all’infrangibilità degli occhiali.

Adesso capisco perché quel mio amico trasferitosi dalla Svezia con moglie e cinque figli soleva affermare con piglio autorevole “Trasloco? Scatoloni? Fu*k that sh*t! Noi abbiamo preferito buttare via tutto e ricomprarcela, la nostra roba”. A ripensarci, devo dire che non aveva tutti i torti.

A futura memoria il mio fido smartphone ha testimoniato con due scatti epici il prima e dopo: da scatoloni perfetti, puliti, ordinati, numerati, il sogno di ogni corriere TNT, a scatoloni stropicciati, maltrattati e bagnati (pioveva pure, il giorno della consegna, evviva). Quarantacinque pacchi con tutta la nostra vita dentro. E’ stato bello rivederli spuntare da quella porta, trasportati da un energumeno dalle vaghe fattezze di Stallone, che appena sentito il mo accento si è dichiarato di natali siciliani. E’ stato bello, sì.

pacchi2La cosa prodigiosa, comunque, è averne fatti soltanto 45, di scatoloni, e non di più. Perché la roba che ho regalato e dato via prima di trasferirmi negli Iuessei ne comprende almeno il doppio.

P.S. Ah, c’è anche un altra piccola novità! Ho aperto una paginetta su Facebook dedicata al blog, e la trovate qua. A ogni like, un cheeseburger. Per me, ovviamente 🙂