Been there, done that. Un post troppo lungo.

Mettetevi belli comodi, perché questo sarà un post lungo. Quando torno a casa con la testa piena di frasi e una voglia matta di scrivere e di buttare giù qualcosa per il blog non mi ferma piu’ nessuno, quindi eccomi qua. Succedono cose strane. Succede che una mattina ti ritrovi seduta alla tua scrivania a lavorare e un’amica ti manda un messaggio dicendo di “cliccare subito” su un link. Succede alcune mattine di avere delle belle sorprese. Succede che poi ti alzi e ti vai a fare una camomilla. Sì, perché queste cose in genere succedono così, all’improvviso.

Succede che uno dei miei articoli sui maestri della fotografia, quello dedicato a Edward Steichen, sia in bella mostra sulla main page di Vogue Italia. Non male per una che trova il tempo di scrivere di ciò che ama solo nei pochi scampoli di giornate indaffarate e pienissime. Lo so che non ho vinto il premio Pulitzer, ma si tratta di una piccola grande soddisfazione, per me. 😀 E di una spinta a continuare a fare quello che mi piace, per un progetto che mi interessa e del quale ho già parlato qui.

A dir la verità mi hanno già fatto questa sorpresina tempo fa,  a maggio, con l’articolo dedicato a Melvin Sokolsky, ma all’epoca ero davvero troppo indaffarata con il trasloco oltreoceano per riuscire a mettere due pensieri in fila. Mi sono limitata a salvare lo screenshot e a inserirlo in un folder a caso, come al solito, nella speranza di parlarne in seguito, quando il tempo sarebbe stato meno tiranno.

Rimando ai due link sopra (cliccando sulle immagini potete leggere i due articoli) per chi è interessato ad approfondire la storia di questi due grandi fotografi, e ne approfitto per parlare di due manie che si sono sviluppate negli ultimi (pensa te!) quattro mesi: l’acquisto di libri usati di fotografia su Amazon e l’acquisto impulsivo di fotocamere vintage su Ebay, e precisamente attraverso la app di Ebay, che è diventata praticamente la mia migliore amica degli ultimi tempi. Ma di questo ne parlerò dopo. Adesso concentriamoci sui libri.

Io sono sempre l’ultima a sapere le cose. Non immaginavo nemmeno lontanamente che ci fosse questo mercato di libri usati sul sito di Amazon, e tanto meno di libri di fotografia!  I libri di fotografia hanno questo immenso difetto: il più delle volte costano un botto. Quindi, ecco l’illuminazione. Cosa c’è di meglio per una che ama ancora l’odore della carta vecchia (e non è un luogo comune, porca miseria! Sono cresciuta in una libreria, sappiatelo) che buttarsi alla ricerca di libri di fotografia, per di più usati? Anche perché il bello è che la maggiori parte del tempo sono usati tanto per dire, direi anzi come nuovi. E costano meno della metà, che in fin dei conti non è proprio tanto male. Insomma, ne vale la pena.  Questi sono gli ultimi due arrivati alla mia porta. E quando dico “porta” intendo proprio porta di casa, dato che qui il postino te lo lascia proprio lì, il pacchetto, in bella attesa del tuo ritorno. Tanto qui rubare la corrispondenza è reato federale.

Beccatevi queste foto fatte col telefonino, che tanto andavo di fretta. E tanto quelle belle da vedere sono dentro, non fuori. Può una Cinzietta qualunque non rimanere folgorata da Sindrome di Stendhal mentre sfoglia un pesantissimo tomo di tematica fotografica e ne sniffa nel qual tempo le pagine ingiallite con fare sospetto da maniaco bibliofilo? Ebbene, NO.

Ci sono momenti nei quali mi soffermo ad osservare e studiare i lavori dei grandi fotografi e penso che sarebbe meglio, per me e magari anche per gli altri (anzi no, diciamo solo per me) buttare tutto nel cestino. Macchinette, pellicole, filtri. Spaccare la D90. Bruciare gli archivi digitali. Perché tanto tutto è già stato scattato e non c’è più nulla da inventare. Il giorno in cui mi è arrivato Camera Work, il libro che racchiude le 559 riproduzioni delle foto pubblicate nel “più famoso periodico di fotografia mai pubblicato” , ho passato le due ore successive a molestare il Dart infarcendogli i timpani con esclamazioni del tipo “oddio guarda qui! e qui! e questa? no, questa la devi vedere! “ e partendo con una filippica su “come i giovani fotografi di oggi si credano dei geni quando in realtà stanno scattando, continuamente e ossessivamente, la stessa foto già scattata da altri anni prima”.  Come dicono gli americani:  been there, done that. Per fermarmi ha dovuto quasi rinchiudermi nell’armadio a muro con la scusa di farmi vedere la sua immaginaria camera oscura. Quando voglio so diventare particolarmente insopportabile.

Ovviamente poi mi sono rifiutata di usare qualsivoglia macchinetta fotografica per settimane.

Probabilmente non mi sono ancora ripresa del tutto.

Portrait (Miss N.), Gertrude Kasebier (1903)
Dolor, Edward Steichen (1903)

Head of a young girl, Eva Watson-Schutze (1905)
Girl with Mirror, Heinrich Kuhn (1906)
Blotches of Sunlight and Spots of Ink, George H. Seeley (1907)

Tornerò ancora a parlare di queste foto, non hanno ancora smesso di parlarmi. Alla prossima.