Il blog della Cinzietta – The Boston Chronicles

Cervello in fuga da qualche parte nel New England

Been there, done that. Un post troppo lungo.

Mettetevi belli comodi, perché questo sarà un post lungo. Quando torno a casa con la testa piena di frasi e una voglia matta di scrivere e di buttare giù qualcosa per il blog non mi ferma piu’ nessuno, quindi eccomi qua. Succedono cose strane. Succede che una mattina ti ritrovi seduta alla tua scrivania a lavorare e un’amica ti manda un messaggio dicendo di “cliccare subito” su un link. Succede alcune mattine di avere delle belle sorprese. Succede che poi ti alzi e ti vai a fare una camomilla. Sì, perché queste cose in genere succedono così, all’improvviso.

Succede che uno dei miei articoli sui maestri della fotografia, quello dedicato a Edward Steichen, sia in bella mostra sulla main page di Vogue Italia. Non male per una che trova il tempo di scrivere di ciò che ama solo nei pochi scampoli di giornate indaffarate e pienissime. Lo so che non ho vinto il premio Pulitzer, ma si tratta di una piccola grande soddisfazione, per me.😀 E di una spinta a continuare a fare quello che mi piace, per un progetto che mi interessa e del quale ho già parlato qui.

A dir la verità mi hanno già fatto questa sorpresina tempo fa,  a maggio, con l’articolo dedicato a Melvin Sokolsky, ma all’epoca ero davvero troppo indaffarata con il trasloco oltreoceano per riuscire a mettere due pensieri in fila. Mi sono limitata a salvare lo screenshot e a inserirlo in un folder a caso, come al solito, nella speranza di parlarne in seguito, quando il tempo sarebbe stato meno tiranno.

Rimando ai due link sopra (cliccando sulle immagini potete leggere i due articoli) per chi è interessato ad approfondire la storia di questi due grandi fotografi, e ne approfitto per parlare di due manie che si sono sviluppate negli ultimi (pensa te!) quattro mesi: l’acquisto di libri usati di fotografia su Amazon e l’acquisto impulsivo di fotocamere vintage su Ebay, e precisamente attraverso la app di Ebay, che è diventata praticamente la mia migliore amica degli ultimi tempi. Ma di questo ne parlerò dopo. Adesso concentriamoci sui libri.

Io sono sempre l’ultima a sapere le cose. Non immaginavo nemmeno lontanamente che ci fosse questo mercato di libri usati sul sito di Amazon, e tanto meno di libri di fotografia!  I libri di fotografia hanno questo immenso difetto: il più delle volte costano un botto. Quindi, ecco l’illuminazione. Cosa c’è di meglio per una che ama ancora l’odore della carta vecchia (e non è un luogo comune, porca miseria! Sono cresciuta in una libreria, sappiatelo) che buttarsi alla ricerca di libri di fotografia, per di più usati? Anche perché il bello è che la maggiori parte del tempo sono usati tanto per dire, direi anzi come nuovi. E costano meno della metà, che in fin dei conti non è proprio tanto male. Insomma, ne vale la pena.  Questi sono gli ultimi due arrivati alla mia porta. E quando dico “porta” intendo proprio porta di casa, dato che qui il postino te lo lascia proprio lì, il pacchetto, in bella attesa del tuo ritorno. Tanto qui rubare la corrispondenza è reato federale.

Beccatevi queste foto fatte col telefonino, che tanto andavo di fretta. E tanto quelle belle da vedere sono dentro, non fuori. Può una Cinzietta qualunque non rimanere folgorata da Sindrome di Stendhal mentre sfoglia un pesantissimo tomo di tematica fotografica e ne sniffa nel qual tempo le pagine ingiallite con fare sospetto da maniaco bibliofilo? Ebbene, NO.

Ci sono momenti nei quali mi soffermo ad osservare e studiare i lavori dei grandi fotografi e penso che sarebbe meglio, per me e magari anche per gli altri (anzi no, diciamo solo per me) buttare tutto nel cestino. Macchinette, pellicole, filtri. Spaccare la D90. Bruciare gli archivi digitali. Perché tanto tutto è già stato scattato e non c’è più nulla da inventare. Il giorno in cui mi è arrivato Camera Work, il libro che racchiude le 559 riproduzioni delle foto pubblicate nel “più famoso periodico di fotografia mai pubblicato” , ho passato le due ore successive a molestare il Dart infarcendogli i timpani con esclamazioni del tipo “oddio guarda qui! e qui! e questa? no, questa la devi vedere! “ e partendo con una filippica su “come i giovani fotografi di oggi si credano dei geni quando in realtà stanno scattando, continuamente e ossessivamente, la stessa foto già scattata da altri anni prima”.  Come dicono gli americani:  been there, done that. Per fermarmi ha dovuto quasi rinchiudermi nell’armadio a muro con la scusa di farmi vedere la sua immaginaria camera oscura. Quando voglio so diventare particolarmente insopportabile.

Ovviamente poi mi sono rifiutata di usare qualsivoglia macchinetta fotografica per settimane.

Probabilmente non mi sono ancora ripresa del tutto.

Portrait (Miss N.), Gertrude Kasebier (1903)

Dolor, Edward Steichen (1903)

Head of a young girl, Eva Watson-Schutze (1905)

Girl with Mirror, Heinrich Kuhn (1906)

Blotches of Sunlight and Spots of Ink, George H. Seeley (1907)

Tornerò ancora a parlare di queste foto, non hanno ancora smesso di parlarmi. Alla prossima.

16 commenti su “Been there, done that. Un post troppo lungo.

  1. colorsontheroad
    13 settembre 2012

    OMG…il tuo post è come una folgorazione, mi hai aperto un mondo! Mi prenderei a padellate sulla testa per non averci pensato prima…perchè non sono mai andata in cerca di libri usati (oltre a rubare quelli del babbo chiedendoli in prestito e non restituendoli più…ma questo non conta immagino)???? Aggiungo miliardi di complimenti per gli articoli su vogue🙂 Per fortuna che sei tornata a scrivere sul blog!

    • lacinzietta
      15 settembre 2012

      Grazie grazie! Sì sono tornata a scrivere, speriamo di riuscire a farlo come vorrei🙂

  2. el
    13 settembre 2012

    bellissimo. bravissima. è sempre un piacere leggere il tuo blog e i tuoi articoli.
    un sorriso.

  3. pegappp
    13 settembre 2012

    Lungo? Io volevo continuare a leggere perché quando la passione emerge così chiara e forte è una meraviglia!
    Cara Cinzia, complimenti. I tuoi passaggi su Vogue sono una soddisfazione che fai bene a goderti, come fai bene a goderti quei libri splendidi che hai trovato.
    I grandi maestri lasciano il segno, c’è poco da fare.🙂

  4. zolfo
    13 settembre 2012

    ebbrava!!

  5. tittisissa
    13 settembre 2012

    Splendido post. Non gettare tutto nel cestino, Cinzia!😉

  6. holgamydear
    13 settembre 2012

    No, vabè, ti odio. Già sto in crisi, mi ci manchi te con questi discorsi sul “been there, done that” e io mi suicido.😀
    Complimentissimi per Vogue, ma non ne avevo dubbi.

    • lacinzietta
      15 settembre 2012

      In crisi??? Ma mi facci il piacere mi facci (alla Totò)😀 E poi lo sai che sono sempre ironica, la prima che dovrebbe bruciare tutto sono io!

      • holgamydear
        15 settembre 2012

        Ma mi facci il piacere lo dico io!😀 Sai cosa?, facciamo quello che ci va e finchè ci va. Tiè, alla faccia del Been there, done that! HA!

  7. pani
    13 settembre 2012

    e brava! Non mi viene da dire altro se non che davanti a certi fotografi si può solo stare in contemplazione. Qualche settimana fa l’ho fatto davanti a Robert Capa. A volte basta solo il nome.

  8. Oh Cinzia congratulazioni!! E poi mille grazie per l’ispirazione, adesso mi metto alla ricerca di libri usati anch’io…strano, on ci avevo mai pensato che in effetti i lbri di fotogafia invece di caricarmeli sulle spalle dalla libreria di turno, sarebbe meglio che mi lanciassi ad acquistarli su amazon. Forse non ci avevo mai pensato perche’ e’ sfogliandoli che in genere vengo ispirata all’acquisto pero’ accidenti per meno della meta’ del prezzo credo che ne valga la pena. In bocca al lupo per tutto! x

    • lacinzietta
      15 settembre 2012

      Facci un giro. Anche io l’ho scoperto per caso, ma ne vale davvero la pena.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2012 da in Fotografia.

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Il cioccolato non fa domande. Il cioccolato ti capisce. Il cioccolato è tuo amico. Quando ti trovi di fronte a dei delfini disegnati su un muro azzurro, fermati e scatta, anche se ti si stanno ghiacciando le mani dal freddo. #portland A Portland ci ero già stata qualche anno fa e mi era già piaciuta tanto. Stavolta ci siamo tornati in tre, e l'ho trovata ancora piú bella, chissà perché. Felicità è trovare bacon strips e disegnini a colazione. It's Snowvember, baby. Ricomincia la stagione dei tetti bianchi e delle foto fatte dal balcone, in pigiama e coi piedi ghiacciati. Non so bene quando riuscirò a riprendere quell'aereo, ma mia speranza è che non passi molto tempo. Io attendo sempre l'invenzione del teletrasporto. Barchette all'orizzonte. Sono tornata in Italia dopo 5 anni di vita americana, ci sono rimasta 2 settimane, ho fatto solo un decimo di quello che volevo fare e adesso non mi rimane che riguardarmi le foto aspettando che arrivi l'occasione per il prossimo viaggio 💜 La felicità puó consistere anche in una semplice fetta di focaccia con soppressata e funghi mangiata in macchina e in buona compagnia. Puglia, mi manchi assai. Io e le palle di cannone del Castello Aragonese. Perché erano anni che volevo fare questa foto. Io ancora mi chiedo da quale pianeta arrivi. Perché tu sei troppo, troppo di tutto. Un giorno me lo dirai, con parole tue. Mi guarderai, e ci capiremo. Barchette blu che mi ritornano in sogno mentre sono a chilometri di distanza da quel mare antico.

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