Comunque (ma si potrà iniziare una frase con “comunque“?) non fatevi ingannare da questi post pseudo-romantici e pseudo-riflessivi. Una volta esaurito l’afflato poetico torno velocemente ad essere la cazzara di sempre. Oggi voglio tentare una sfida con me stessa: scrivere due post in una settimana. Non so se sopravviverò allo sforzo.

La novità degli ultimi mesi è che, dopo settimane di dubbi e di diffidenza, anche io sono su Instagram (e quindi anche su Followgram). Per l’agendina del chissenefrega aggiungerò che la transizione è stata indolore, forse perché a volte più si diffida di qualcosa più questa diventa divertente una volta che la si prova. Per una come me, che prova un profondo senso di deprivazione (e qui mi spavento) se mi viene impedito di fotografare almeno una nuvola al giorno su sfondi di cieli saturati a mille, Instagram è una pacchia. E vi dirò una cosa, così mi sfogo una volta per tutte. Ci sono due tipi di personaggi queruli che mi fanno sbadigliare a quattro ganasce ultimamente sul web. Uno, i grammar-nazi che ti bacchettano per un errore di battitura ma ignorano l’uso corretto dell’accento acuto sul perché (potrei fornirvi dei gustosi screenshot, ma sono troppo buona). Due, i puristi della fotografia che abbaiano a Instagram.

Personalmente considero Instagram un passatempo e un social network come gli altri, basato però su immagini facilmente condivisibili. Non me la sento di associarlo alla vera fotografia. Ma poi, diciamocelo, cosa sarà mai questa VERA fotografia? Una creatura mitica? Un luogo comune? Un alibi per sentirsi fighi? Mi annoia a morte chi continua a dire che chi scatta con lo smartphone “pensa di essere un vero fotografo e chissa’ chi si crede di essere e signora mia non ci sono piu’ le mezzi stagioni” perché è un discorso che c’entra davvero come il cavolo a merenda e che mi causa repentine alzate di sopracciglio e un’irrefrenabile spinta al remove e al delete, due opzioni che ultimente mi hanno preso la mano. Una persona appassionata di fotografia come me dovrebbe evitare di usarlo? No, non fatemi questo. Poi come farei a fotografarmi le magliette coi coniglietti o i piedi nella sabbia o l’ultimo cupcake della giornata? E scattare con lo smartphone attimi della mia giornata dovrebbe togliermi la voglia di andare in giro con la mia Polaroid o spingermi a nascondere in soffitta la Reflex? I don’t think so. Instagram mi diverte, punto. Basta non capitare nella pagina dei Popular, quella sì che mi procura un vago senso di smarrimento.

Per darvi un’idea dell’uso che ne faccio, un terzetto dedicato al cielo meraviglioso che mi ritrovo sulla testa ogni mattina. Nuvole cariche di contrasti e con un magico tocco di filtro, tutte per me. Ammetto di essere un filino ossessionata dai cumulonembi. Ma ognuno ha le sue manie, no? Chiedo scudo, come diceva Luca Giurato.