Nel mio mondo reale

Ecco, non è che io stia trascurando il blog, è che me lo sto scrivendo in testa. Che detto così potrà anche far ridere (e infatti a me un po’ ridicolo sembra), ma è proprio così. Il mio blog nel web accumula ditate di polvere ma io, nella mia testa, ci scrivo di continuo. Nel mio mondo reale lavoro, quando va bene, dieci ore al giorno e torno a casa con una sensazione di “schifo da tastiera e da monitor”, ma nel mio mondo ideale scrivo un post al giorno, scarico tutte le foto che faccio, scansiono le pola e le instax, trascrivo gli appunti che accumulo nella Moleskine. Non è che mi lamenti, perché quello che faccio mi piace e mi dona infinite soddisfazioni, è che proprio mi manca il tempo. Ma “mi manca il tempo” è una frase che ho sempre odiato, soprattutto se proveniva da interlocutori esterni, quindi è un concetto che ho intenzione di combattere a tutti i costi.

Rischio di diventare noiosa a me stessa ripetendolo, ma sto vivendo davvero un periodo di rinascita. Non è solo il trasloco e la nuova vita e l’abituarsi a cose nuove e a facce nuove e a parole nuove. No, è qualcosa di più. Mi sento come se avessi lasciato scivolare via delle zavorre pesantissime. Come se cose e persone che ritenevo indispensabili si fossero rivelate inutili, stupide, del tutto trascurabili. Questo trasferimento sta agendo sulla mia vita in modo simile a un altro avvenimento di anni fa, a suo modo paradossalmente simile: la morte di una persona che amavo come me stessa. Un velo che si alza all’improvviso e ti rivela la realtà delle cose, nel bene e nel male, che tu sia contento di scoprirlo o meno. Tanto non c’è tempo per capirlo, il velo si è alzato e tu ormai sei lì davanti con gli occhi completamente spalancati. Sono felice di ciò che ho portato con me, e di ciò che mi ha seguito; sono felice di ciò che ho lasciato andare, e di ciò che mi ha abbandonato.

Sono i primi giorni di settembre e mi sono appena accorta che l’estate quest’anno mi ha soltanto sfiorata. Due giorni di vacanza in tutto, ma l’oceano a due passi e i gabbiani che mi attraversano la strada. E un folder sul desktop che si riempie di immagini. Nel mio mondo reale, quello di adesso, poggio la testa sul cuscino e scrivo post immaginari, inventando frasi e trascrivendo fili di parole che fatico ad afferrare. Nel mio mondo reale penso alle foto che non ho scattato e mi addormento  con la testa piena di immagini non fermate. Poi mi sveglio, e ricomincio a correre.


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