Il blog della Cinzietta – The Boston Chronicles

Cervello in fuga da qualche parte nel New England

Strangers. Again?

“Caro sconosciuto, sono un’artista che lavora a un progetto che riguarda persone che non conosco. Vorrei scattarti una foto mentre sei in piedi davanti alla finestra di casa tua.

Una della prossime sere posizionerò la mia macchina fotografica fuori dalla tua finestra, nascosta da qualche parte. Se non ti disturba l’idea di essere fotografato per favore mettiti in piedi al centro della finestra e guarda fuori per dieci minuti, precisamente il giorno X alle ore X.

Scatterò la foto di nascosto e poi andrò via. Non ci incontreremo. Se troverò le tende chiuse capirò che non sei interessato.”

Prima o poi dovrò fermarmi un attimo a riflettere sul perché sono così affascinata dai progetti fotografici che portano il titolo di Strangers, e sul perché questa parola e il solo concetto che essa cela suscitino tali emozioni dentro di me da sentire un impellente bisogno di parlarne, di buttare tutto fuori.

Shizuka Yokomizo è un’artista giapponese che vive in Inghilterra. La sua serie intitolata “Dear Stranger” (1998-2000) sembra indagare l’incontro tra il soggetto fotografato e il soggetto fotografante che cattura l’immagine, il momento preciso del confronto tra osservatore e osservato. Yokomizo tenta di stabilire un primo contatto in un modo originale: lasciando una lettera anonima negli appartamenti degli involontari “modelli”, chiedendo loro di posare dietro una finestra in una determinata ora e data. Le regole da seguire sono molto semplici: accendere le luci di casa, rimanere così come sono, vestiti come ogni giorno, nulla di nuovo o di particolare, guardare fuori, e attendere. Se Yokomizo troverà le tende chiuse, tradurrà il gesto come un cortese diniego. Altrimenti sarà lì, con il suo cavalletto, solo un’ombra scura indistinta in lontananza, immersa nel buio della sera, pronta a catturare la loro immagine.

Osservate le foto che compongono questa serie. Ognuna di loro racchiude un momento di vita sospeso ma non rubato all’intimità del soggetto, che rimane complice dell’atto stesso. Dal linguaggio non verbale (soprattutto dalle espressioni dei visi e dalla posizione delle mani) comprendiamo che alcuni di loro sono sulla difensiva, altri divertiti, incuriositi, altri intimiditi, alcuni forse anche nervosi, sospettosi. Questi strangers sanno che il fotografo è lì per immortalarli, sono figure solitarie ma allo stesso tempo consapevoli. Due soggetti tra loro estranei, uniti soltanto dalla macchina fotografica, le finestre a far loro da cornice. E’ la fotografia di un incontro deciso in precedenza, distante e intimo allo stesso tempo. Potevano rifiutarsi, e invece sono lì, a guardare verso un punto dell’orizzonte dove immaginano esserci qualcuno che, alla fine, non incontreranno mai, a cui non rivolgeranno nemmeno una parola. “I exist as a stranger, they exist as strangers.” 

L’importanza del tutto è nell’atto dell‘incontro, un faccia a faccia che dura meno di dieci minuti e che apparentemente non lascia tracce dietro di sé. Un atto a due che assumerà significato finale soltanto quando diventerà un atto a tre: mostrando l’immagine a un terzo spettatore, noi. “My work is completed only when the viewer stands in front af it.” 

Io rimango qui, spettatore esterno, e osservo questi volti estranei, cercando di inventare delle storie su di loro, immaginando come potrebbe essere la loro vita, fantasticando sul significato dei loro sguardi.

17 commenti su “Strangers. Again?

  1. Luna
    30 gennaio 2013

    questo progetto affascina sul serio! avevo letto qualche tempo fa di una fotografa americana che fa una cosa simile per certi aspetti. Praticamente fotografa le finestre con il teleobiettivo, però senza che i soggetti si accorgano di lei. Quasi da stalker, ma le foto che tira fuori sono veramente belle e molto intime.
    un bacio cara

    • lacinzietta
      2 febbraio 2013

      beh non saprei quanto è fattibile, con la questione della privacy… ti ricordi il nome della fotografa?

  2. Pingback: btw: Vita spicciola, appassionata, comunque narrata « Seme di salute

  3. Anche a me affascinano tantissimo i progetti che hanno come protagonisti gli “estranei”.
    Ne sono, ogni volta, rapito!
    Davvero un bellissimo articolo che riporta e descrive (con grande stile e partecipazione) un bellissimo progetto!
    Complimenti!🙂

  4. Gabriele
    16 aprile 2012

    wow, anch’io adoro i progetti con strangers. Prima o poi ne inizierò uno mio😀

    • lacinzietta
      16 aprile 2012

      Quando ti decidi fammelo sapere, così faccio finta di non conoscerti e partecipo🙂

  5. frühling design
    14 aprile 2012

    intrigante è l’aggettivo che cercavo per definire questo progetto. a cui associo l’ambiguità del vetro, i riflesso, il vedo-non vedo, i giochi di luce, le deformazioni. how, che trip! grazie per la segnalazione

  6. tittisissa
    10 aprile 2012

    Un progetto suggestivo, fantasioso, intrigante. Non lo conoscevo ma ha suscitato in me enorme interesse tanto da aver voglia di documentarmi. Grazie Cinzietta🙂

  7. lacinzietta
    9 aprile 2012

    Ragazzi grazie mille per i vostri commenti, che mi fanno sempre un estremo piacere. Un abbraccio!

  8. Denise Cecilia S.
    9 aprile 2012

    Un’idea che mi piace tantissimo, e sottoscrivo in pieno quanto dice pegappp.
    A quel punto, tutte queste persone non saranno più sconosciuti, ma “estranei conosciuti”… in un modo non qualunque. E, appunto, in un “rapporto a tre”. Che bello, che bello… dà un senso di pienezza, di intimità.

  9. gessi74
    9 aprile 2012

    Bellissimo articolo e bellissimo progetto, lo ribadisco… Ma soprattutto quoto in pieno: “L’importanza del tutto è nell’atto dell‘incontro”, per tutte le foto che realizziamo, andiamo incontro alla persona, con modalità diverse, conosciamo la sua/loro storia e poi, viene la foto…Bellissimo!!!
    Quando passeggio in una città a volte, vedo tutti questi visi estranei, ma bellissimi, e mi verrebbe da fermarli per conoscere la loro storia🙂
    Ste

  10. holgamydear
    7 aprile 2012

    Accidenti, Cinzia, scovi sempre delle perle …

    • lacinzietta
      7 aprile 2012

      Sai cosa? E’ questo il motivo del mio amore appassionato per il web. Senza di esso sarei più povera🙂

  11. pani
    7 aprile 2012

    questa non la sapevo. E mi piace, quasi da tradurre in racconto, storia, film

    • lacinzietta
      7 aprile 2012

      Ci ho pensato anche io, ognuna di queste immagini potrebbe essere la scena di un film.

  12. pegappp
    7 aprile 2012

    Progetto intrigantissimo, potente ed affascinante.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 aprile 2012 da in Fotografia con tag , , .

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Il cioccolato non fa domande. Il cioccolato ti capisce. Il cioccolato è tuo amico. Quando ti trovi di fronte a dei delfini disegnati su un muro azzurro, fermati e scatta, anche se ti si stanno ghiacciando le mani dal freddo. #portland A Portland ci ero già stata qualche anno fa e mi era già piaciuta tanto. Stavolta ci siamo tornati in tre, e l'ho trovata ancora piú bella, chissà perché. Felicità è trovare bacon strips e disegnini a colazione. It's Snowvember, baby. Ricomincia la stagione dei tetti bianchi e delle foto fatte dal balcone, in pigiama e coi piedi ghiacciati. Non so bene quando riuscirò a riprendere quell'aereo, ma mia speranza è che non passi molto tempo. Io attendo sempre l'invenzione del teletrasporto. Barchette all'orizzonte. Sono tornata in Italia dopo 5 anni di vita americana, ci sono rimasta 2 settimane, ho fatto solo un decimo di quello che volevo fare e adesso non mi rimane che riguardarmi le foto aspettando che arrivi l'occasione per il prossimo viaggio 💜 La felicità puó consistere anche in una semplice fetta di focaccia con soppressata e funghi mangiata in macchina e in buona compagnia. Puglia, mi manchi assai. Io e le palle di cannone del Castello Aragonese. Perché erano anni che volevo fare questa foto. Io ancora mi chiedo da quale pianeta arrivi. Perché tu sei troppo, troppo di tutto. Un giorno me lo dirai, con parole tue. Mi guarderai, e ci capiremo. Barchette blu che mi ritornano in sogno mentre sono a chilometri di distanza da quel mare antico.

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