“Everything is geometry” E pensare che al liceo non mi piaceva

Quello che amo nel perdermi nella navigazione del mondo web è che non passa giorno senza il quale io non scopra siti e persone interessanti e degni di nota. Non ho sempre tempo per fermarmi ad analizzare con attenzione tutto quello che mi viene segnalato, purtroppo, ma segno tutto con la cura e la pazienza di un amanuense. Confesso che ho un file di Excel che sta raggiungendo dimensioni ragguardevoli, pieno zeppo di link di blog, profili Flickr, date di mostre ed esposizioni e chi più ne ha più ne metta. Ogni tanto me lo guardo, rimugino e mi dico “So many things to see, so little time”. Frase accompagnata da profondi sospiri.

Oggi un mio contatto su Twitter mi ha segnalato questo sito e ho quasi bruciato il pranzo in forno perché non volevo più staccarmici. Interessantissimo non solo per gli appassionati di arti visive in genere, ma soprattutto per quelli che, come me, amano quella tematica emozionante che è la lettura fotografica.

Il mio approccio alla fotografia, come a tutto quello che amo, è stato da sempre molto istintivo e spontaneo. Mi affidavo alla mia personale tautologia del “mi piace ciò che mi piace” e non ci pensavo molto su. Poi ho cominciato a studiarla, a voler capire perché una foto risulta ben fatta e ben composta, a voler comprendere perché un’immagine sembra equilibrata e un’altra meno, a voler capire cosa c’è dietro, a chiedermi se esistevano delle regole, dei principi. Ho cominciato a non volere più rimanere sulla superficie delle cose. Colori, linee, ombre: poter leggere il vocabolario della scrittura della luce. Questa infinita curiosità che mi accompagna e il desiderio di approfondire la materia mi ha portato finora ad una sensazione di disagio verso i miei vecchi scatti, e anche verso i nuovi, che talvolta mi paiono profondamente ingenui. Sono arrivata a quella fase classica nella quale vorresti buttare via tutte le foto che hai fatto perché non ne salvi nemmeno una. Mi è stato detto che è normale, e chi sono io per non crederci? Ma non divaghiamo…

Adam Marelli è fotografo e scultore e vive a New Work, attualmente scrive articoli per il New York Times Style Magazine e il Leica Camera Blog. Del suo sito web ho trovato particolarmente interessanti le rubriche Perspectives e Great Compositions, dove Marelli fa un’ottima lettura fotografica di maestri come Cartier-Bresson, spiegando in modo molto chiaro il suo uso sapiente di linee, diagonali e intersezioni per creare profondità di campo e donare intensità ad un’immagine.

Charlie Rose went to Paris to interview Cartier-Bresson and asked, “What makes a great composition?” Cartier-Bresson replied, “Geometry.”  Just like a Zen Master, whose answers are so simple a child could understand them, Cartier-Bresson reveals the fundamental secret behind his practice, Geometry.  In this article we will look at five ways in which Cartier-Bresson used geometry to distill life in the twentieth on to a 35mm negative.

Godetevi il resto dell’articolo cliccando qui sotto.

Henri Cartier-Bresson, 1992© Martine Franck/Magnum Photos


4 thoughts on ““Everything is geometry” E pensare che al liceo non mi piaceva

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...