Un ocelot per amico

Sapete quelle conoscenze nate un po’ per caso, quelle amicizie che partono da un contesto virtuale, su un forum o su un social network, e che poi per qualche motivo continuano seguendo la scia di comunicazioni scritte, commenti a foto, email, messaggi? A un certo punto queste conoscenze corrono il rischio di trasformarsi, e da virtuali diventare reali. Ed è lì che comincia la sorpresa. Puoi trovarti davanti una persona diversa, e una delusione bella grossa. Oppure si può sfociare in modo naturale nell’amicizia vera e propria e trovare una corrispondenza quasi totale con quello che ti aspettavi. Raramente mi imbatto nella seconda situazione.

Con Claudia invece è andata proprio così. Ci siamo aggiunte come contatti su Flickr la bellezza di 6 anni fa. Il suo nickname era diverso e postava le foto dei suoi gatti e dei suoi viaggi intorno al mondo. Appassionata di fotografia naturalistica lei, alle prese con i primi passi con la mia compatta io. Scambi di commenti e un interesse reciproco che aumentava sempre più, almeno da parte mia, man mano che il tempo passava e le sue foto diventavano sempre più interessanti. Io fotografavo ombre sui muri (una mia fissa, ormai) e lei mi invitava nei suoi gruppi, e postava scatti come questo provocandomi sensazioni sfociate nel testimonial che le volli lasciare, e che a rileggerlo adesso mi fa sorridere. “Claudia sa dare un’anima alle creature che inquadra e che attraverso le sue foto sembrano parlarmi, ogni volta.” Sorrido, perché le cose che pensavo ieri le penso anche oggi.

Incontrarla finalmente di persona a giugno per il workshop di Monica Silva dedicato alla psicologia del ritratto è stata semplicemente la controprova di tutto ciò. Erano diversi mesi che inseguivo la possibilità di frequentare uno dei suoi workshop di fotografia naturalistica. Qualche giorno fa ecco l’occasione giusta, con la  pagina del workshop “Ritratto animale: Ocelot e Avifauna Day” in bella mostra sulla mia bacheca di Facebook. Non potevo farmelo scappare, questa volta.

Luogo prescelto la bellissima Oasi di Sant’Alessio, in provincia di Pavia. In programma la possibilità di ammirare e fotografare esemplari di avifauna e uno splendido esemplare di ocelot, un cucciolone di due anni giunto dritto dritto da un allevamento di Vicenza troppo affollato per prendersene cura.

Durante le sessioni di shooting a lui dedicate l’ocelot non si è dimostrato affatto timido come si temeva, non è rimasto nascosto all’interno dei tronchi e dietro i rami, anzi ha girovagato per l’area in lungo e in largo, “posando” addirittura per noi per diversi minuti e rendendo possibili scatti come questi.

Anche nella sessione dedicata al feeding time ha continuato a proporci dei numeri di agilità non indifferenti nel tentativo di raggiungere i bocconi prelibati che l’addetto aveva distribuito su diversi rami. Non posso nascondere il fatto che sono rimasta completamente incantata da questa creatura, tanto che spesso ho dimenticato la reflex appesa al collo per poterlo semplicemente osservare, seppure da dietro un vetro, per dei lunghissimi minuti. Ho scoperto che lo scatto a raffica non è il mio forte. E va bene così.

Proseguendo verso la palude, ecco la zona riservata ad aironi e cicogne. Stavolta gli aironi non erano particolarmente ispirati e collaborativi, ma è stata una buona occasione per giocare a fare il fotografo naturalistico e sedersi nel fango con i jeans nuovi è stata un’esperienza appagante per il mio ego. Tutto per riuscire a inquadrare una simpatica paperella dallo sguardo inquisitore. Dura la vita del fotografo naturalistico, sì.

Ed ecco in arrivo pochi istanti dopo (rullo di tamburi) l’altro appuntamento che aspettavo da tempo: quello con i rapaci. Chi mi conosce sa quanto io adori gufetti, civette e affini. Solo per dirne una, ho visto questo film tre volte di seguito. All’Oasi ho avuto la possibilità di assistere alla presentazione di alcuni esemplari di alto volo e di basso volo: davanti ai miei occhi sono sfilati, tra gli altri, un’aquila reale, un allocco di Lapponia, un falco di Harris e un gufo virginiano. La maestosità e la dignità di questi volatili non hanno bisogno di ulteriori descrizioni. Il mio favorito, il tipetto qui sotto. Me lo sarei volentieri portato a casa, anche se aveva un discreto caratterino.

Il resto del pomeriggio è trascorso con una visita al tunnel subacqueo in compagnia di lontre e castori e di una sfilza di animaletti esotici e bizzarri, come camaleonti, caimani, toporagni e un gruppetto di scimmiette piccolissime e dall’argento vivo addosso, una vera  sfida fotografarle.

Di tutti, però, il mio preferito, quello che mi rimarrà nel cuore e che sarà il motivo del mio ritorno, è lui. Un pappagallo rosa, appollaiato per tutto il tempo su un ramo fuori dall’area di ristoro con fare nobile, un pappagallo voglioso di coccole e carezze. E i suoi amichetti bianchi che giocavano a bucarmi il jeans attraverso le reti.

Cosa mi è rimasto di tutto questo? I ricordi di una bella giornata in compagnia, innanzitutto, e poi la voglia di approfondire la tecnica del ritratto animale e di carpirne sempre più i segreti.

Il motivo per il quale seguo Claudia da tempo è lo stesso motivo per il quale la seguo adesso: comprendo il suo approccio alla fotografia naturalistica e lo apprezzo. Cerco nel mio piccolo di metterlo in pratica anche io ogni volta che posso. Cogliere l’animale in un momento “umano”, cercare di applicare loro le regole del ritratto tradizionale armandosi di santa pazienza e spirito di osservazione, rubare quell’espressione particolare che va oltre lo scatto documentaristico, concentrandosi sulla composizione e sforzandosi di “interpretare” il soggetto che ci sta davanti. “Come? Tirando fuori il lato animale che c’è in noi per entrare in contatto con il lato umano presente in ogni animale” scrive Claudia sul suo blog, al quale vi rimando.

Il workshop verrà replicato il prossimo 1 ottobre, qui trovate tutte le informazioni. Qui invece potete godervi alcuni scatti di backstage della giornata.


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