Chi me lo fa fare, vorrei proprio saperlo. Chi diavolo me lo fa fare a riaprire un blog. E RIaprire dovrebbe essere il verbo giusto, dato che ne avevo già uno.

Il fatto è che non posso mettere il link. Ok, potrei anche metterlo ma tanto era un blog privato, nato come blog aperto a tutti su Splinder anni fa (a far due conti con le manine direi proprio nel 2004), rimasto aperto solo un paio di mesi e diventato, appunto, riservato a pochi eletti dopo aver scoperto con terrore che stavo raccontando un po’ troppi *azzi miei in giro.

Pochi eletti neanche tanto, per me, ma sicuramente pochi per la blogosfera. Quei pochi poi sono passati da essere amici virtuali ad essere amici reali, e sono stati travasati a forza su altri canali di comunicazione.

Tutta questa tiritera per dire che cerco di giustificare a me stessa la decisione di riaprire un blog, proprio nel periodo nel quale i socialcosi vanno per la maggiore e Facebook primeggia su tutti. Che poi io adori Facebook è tutt’altro discorso che approfondirò, forse, dopo. Non divaghiamo.

“Mi manca scrivere” è una frase che non riesce a essere esaustiva. Scrivere, scrivo. Continuo a farlo come sempre, voglio dire. Però su fogli di carta e usando penne profumate, pennarelli consumati, matite spuntate, e su Moleskine ogni volta dalle copertine di colore diverso. Ché fa tanto romantico, questo scrivere a mano.

Tuttavia mi mancava proprio il senso del blog. La parola blog. Il fatto di dire e pensare “ho un blog”. Era un qualcosa di intangibile che mi apparteneva e di cui davvero sentivo la mancanza. Dopotutto ci ho scritto per sei anni. Mica cotica, direbbe Bonolis.  E dopo aver superato mesi e mesi di elucubrazioni mentali e ripensamenti, la decisione. Allora, perché no? Se siamo nell’era in cui tutti hanno il diritto di dire qualcosa, pur non avendo nulla di interessante da dire, io voglio soltanto avere un mio spazietto virtuale dove scrivere. E basta.

E basta? Anzi no, magari ci appoggerò anche qualche foto scattata da me. Frasi e foto. L’ideale!

Sì, lo faccio, riapro un blog.

La reazione di Iaio alla notizia. E se non sapete chi è Iaio è un problema solo vostro.